Perchè iscriversi al corso di Enogastronomia e imparare a degustare il vino

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Il vino italiano, il nostro vino e la nostra enogastronomia, ha una storia millenaria e gloriosa, ha incontrato i favori di papi, imperatori e regine di ogni tempo. Da sempre settore trainante della nostra economia è, attualmente, uno dei pochi settori che in anni di crisi ha avuto un costante aumento in produttività e occupazione. L’Unione Europea riconosce al nostro paese un posto di primaria importanza per il settore vinicolo, posto che ci siamo guadagnati con prodotti unici ed eccellenti. Ma il futuro del vino è legato in maniera importante alla diffusione della “cultura del vino” e soprattutto al corretto avvicinamento a questo prodotto. Per questo bisogna fare una doverosa panoramica, anche storica, di questo eccezionale prodotto. Il passo corretto è, come sempre, quello della conoscenza. Conoscere il vino vuol dire riconoscerlo e possiamo così godere di un prodotto che da emozioni, esalta un’ottima cena, un’occasione di convivialità e socializzazione.

E perché è cultura. Conoscere il vino ci aiuta a conoscere il mondo ed il nostro paese, la sua storia e le peculiarità. Conoscere questo patrimonio aiuta a vivere meglio, saper abbinare un vino al piatto giusto può rendere speciale una cena banale. Il vino è conviviale e dimostra che la qualità è sempre frutto di un duro lavoro, impegnativo e duraturo nel tempo.  Quindi conoscerlo vuol dire anteporre la sua qualità alla sua quantità e questa cultura del vino ci porta inevitabilmente alla cultura della moderazione. La qualità di un calice di vino, il suo gusto insuperabile fanno in modo di soddisfare i palati più esigenti senza spendere soldi e salute attraverso prodotti commerciali pessimi, oltre che privi di gusto.

Le origini del vino hanno storie sparse nei miti di ogni cultura. Sono in molti ad affermare che la vite sia originaria dell’India, e che da qui, nel terzo millennio a.C., si sia diffusa prima in Asia e in seguito nel bacino del Mediterraneo. La pratica della vite era diffusa in Armenia, l’antica Mesopotamia, dove si compì la prima rivoluzione dell’umanità, con l’abbandono del nomadismo da parte di qualche comunità e la conseguente nascita dell’agricoltura. E’ la“mezzaluna fertile” un’area geografica limitrofa al corso dei fiumi Tigri ed Eufrate, madre dei cereali e laboratorio della scoperta dei processi fermentativi da cui discendono il pane, il formaggio e le bevande euforizzanti, così come noi le conosciamo oggi. Nell’antico Egitto la pratica della vinificazione era talmente consolidata che nel corredo funebre del re Tutankamon (1339 a.C.) erano incluse delle anfore contenenti vino con riportata la zona di provenienza, l’annata e il produttore qualcuna conteneva del vino invecchiato da parecchi anni. Dall’Egitto la pratica della vinificazione si diffuse presso gli Ebrei, gli Arabi e i Greci. Questi dedicarono al vino una divinità: Dionisio, dio della convivialità.

Contemporaneamente, nel cuore del mediterraneo, la vite iniziava dalla Sicilia il suo viaggio verso l’Europa, diffondendosi prima presso i Sabini e poi presso gli Etruschi i quali divenirono abili coltivatori e vinificatori e allargarono la coltivazione dell’uva dalla Campania sino alla pianura Padana. La nascita del Cristianesimo e il conseguente declino dell’Impero Romano, segna l’inizio di un periodo buio per il vino, accusato di portare ebbrezza e piacere effimero. A ciò si aggiunse la diffusione dell’Islamismo nel Mediterraneo tra l’ottocento e il millequattrocento d.C. con la messa al bando della viticoltura in tutti i territori occupati. Per contro furono proprio i monaci di quel periodo, assieme alle comunità ebraiche, a continuare, quasi in maniera clandestina la viticoltura e la pratica della vinificazione per produrre i vini da usare nei riti religiosi.

Bisognerà comunque attendere il Rinascimento per ritrovare una letteratura che restituisca al vino il suo ruolo di protagonista della cultura occidentale e che torni a decantarne le qualità. Nel diciassettesimo secolo si affinò l’arte dei bottai, divennero meno costose le bottiglie e si diffusero i tappi di sughero tutto ciò contribuì alla conservazione e al trasporto del vino favorendone il commercio. Il diciannovesimo secolo vede consolidarsi la distintiva e straordinaria posizione che il vino occupa nella civiltà occidentale. Alla tradizione contadina inizia ad affiancarsi il contributo di illustri studiosi che si adoperano per la realizzazione di vini di sempre miglior qualità e bontà.  Il vino diviene oggetto di ricerca scientifica. Nel 1866 L. Pasteur nel suo scritto Etudes sur le vin afferma “il vino è la più salutare ed igienica di tutte le bevande”.

Studi medici dimostrano che il consumo di  vino ha effetti positivi sul sistema cardiovascolare riducendo i rischi di malattie cardiache, purchè se ne faccia un uso moderato il classico bicchiere a pasto. La ragione non è ancora del tutto chiara ma secondo alcuni ciò è dovuto alla presenza di piccole quantità di sostanze con proprietà ipocolesterinizzante che si originano dai tannini contenuti nei vini rossi. Sono passati circa 150 anni dai primi studi di Pasteur e il tempo non lo ha ancora smentito: ad oggi non è mai stato isolato un agente patogeno per l’uomo che si origini dal vino.

La fatica dei contadini (e dei vignaioli) è stata per secoli il principale fattore di produzione e di sostentamento delle famiglie. San Clemente diceva: «Il vino sta al pane come la vita contemplativa e la gnosi stanno alla vita attiva ed alla fatica quotidiana».  Nelsecondo dopoguerra del boom economico, si consolida la tradizione vinicola che, ulteriormente valorizzata dalle innovazioni tecnologiche e commerciali, si tramanda e si racconta fino ai nostri giorni. All’inizio, il legame fra prodotto e territorio era funzionale, totalmente indifferente al simbolismo. Era semplicementeprioritaria la produzione di un buon vino. Nel corso del tempo, complici la professionalizzazione ed il marketing, i vignaioli più attenti e creativi, già diventati imprenditori, si sono resi conto della necessità di altri valori aggiunti. Primo fra tutti il territorio. Le particolari caratteristiche naturali, dalla composizione geologica del terreno al clima, legittimano già una proposta unica per il mercato.  L’operazione ulteriore è quella di aggiungere alla produzione attributi simbolici e culturali. Quanto il vino sia legato al territorio lo dimostrano proverbi e tradizione devozionale. Sono oltre quaranta i santi protettori, a vario titolo, dell’universo della vigna e del vino. Il vino è in sostanza, rito, poesia, definisce il vino un bene culturale irrinunciabile, un documento fondante e vivo nell’archivio storico dell’umanità, una metafora  sacra, una prodigiosa allegoria sociale. Un bene culturale che può e deve essere usato per veicolare e promuovere l’arte, gli usi e i costumi del territorio. Diventare esperti di vino può essere l’occasione di conoscere la propria terra, farne una professione diventando il porta bandiera di prodotti tipici delle nostre terre  oppure semplicemente un’occasione per degustare in compagnia un ottimo calice di vino degustando una cena di qualità scelta e selezionata con le proprie conoscenze. E’ rivolto anche a chi ha già un lavoro nel settore dell’enogastronomia va vuole ampliare il suo bagaglio culturale o di chi svolge lavori legati al settore alimentare o vinicolo.

E’ in questa direzione che si inserisce il corso proposto dall’Università Popolare Magna Carta. Il corso trasmetterà le conoscenze di base dell’Enologia, dalla sua nascita fino ai giorni nostri, partendo dalla trasformazione del frutto per arrivare ad un prodotto di eccellenza. Si parlerà dei principi di Enografia: i vini del territorio e della regione, dei principali vini italiani con cenni di Enografia internazionale. Si parlerà poi della vinificazione, deiprincipali tipi di invecchiamento  e delle tipologie di imbottigliamento. Si entrerà nel dettaglio parlando di vini spumanti, vini frizzanti, liquorosi, passiti o aromatizzati, la conservazione ideale e la cantina. La decantazione e la tecnica di degustazione del vino: regole, ambiente idoneo, bicchieri saranno gli argomenti principe del corso che sfoceranno poi in prove pratiche di degustazione del vino e di abbinamento  con i cibi proposti dal territorio preso in esame.

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